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Ancona si candida a Capitale Italiana del Mare 2026

“Da mare a mare: ecologie delle coesistenze. Dove il mare diventa città” è il titolo del dossier di candidatura

Data :

21 gennaio 2026

Ancona si candida a Capitale Italiana del Mare 2026
Municipium

Descrizione

Depositato nella giornata il dossier per la candidatura alla Capitale Italiana del Mare 2026, con il  titolo: “Da mare a mare: ecologie delle coesistenze. Dove il mare diventa città”.

Il Comune ha risposto al bando istituito per la prima volta dal Dipartimento per le Politiche del Mare della Presidenza del Consiglio dei Ministri, finalizzato a promuovere l’identità marittima, la sostenibilità ambientale, l’economia del mare e il patrimonio storico-culturale delle città costiere.  

Un tema, quello del mare, multidimensionale e trasversale, capace di toccare non solo gli ambiti più strategici per la città ma il cuore stesso della comunità dorica. Una città che vive con il suo mare, anzi con i suoi tanti mari,  un rapporto stretto: sotto il profilo economico (porto, cantieristica, pesca e trasporto merci e passeggeri), o di relazioni politiche come città fondatrice del Forum delle città dell’Adriatico e Ionio e sede del Segretariato, sotto il profilo turistico con Parco del Conero e Baia di Portonovo, con le sue Bandiere Blu, sotto il profilo universitario e di ricerca con il suo impegno verso la sostenibilità ambientale e verso la salvaguardia del suo habitat, ma anche sul piano del benessere, della gastronomia, dello sport e dell’arte.

Non è un caso dunque che all’appello dell’Amministrazione rivolto a soggetti pubblici, privati, associazioni e imprese interessati a proporre progetti in grado di valorizzare l’identità marinara della città e il rapporto tra mare, economia, tradizioni e comunità, la risposta sia stata corale, trasversale e con una larga condivisione di intenti: 150 sono stati i progetti presentati da 118 soggetti diversi e di questi 87 selezionati per il dossier; a cui si aggiungono i 52 del Comune di Ancona. Un patrimonio che ha reso ricco e multidisciplinare il dossier di candidatura curato dalla società Marchingegno di Ancona.

 Da anni la città lavora lungo assi molteplici e convergenti: progettualità urbane, ricerca scientifica, economia portuale, tutela ambientale, politiche turistiche e progetti culturali,  pratiche sociali e partecipazione. Percorsi diversi, spesso autonomi, che oggi trovano nel mare un principio ordinatore, un campo comune di senso. La candidatura non nasce dunque come iniziativa isolata, ma come un atto di messa a fuoco. Rende visibile ciò che già esiste: un ecosistema di azioni, relazioni e visioni che riconoscono nel mare non solo una risorsa, ma un’infrastruttura culturale, ecologica e simbolica. Questa candidatura vuol far conoscere le potenzialità di Ancona che si pone come protagonista tra i protagonisti, consapevole del contesto e attenta alle fragilità, con un forte orgoglio identitario”. 

 Ancona da Mare a Mare. Ecologia delle coesistenze, dove il mare diventa città”.
Per “ecologia delle coesistenze” si intende la capacità di leggere, governare e valorizzare le interdipendenze tra sistemi diversi – ambientali, produttivi, scientifici, culturali e sociali – che convivono nello stesso spazio urbano-costiero. Non un principio di tutela settoriale, ma un approccio progettuale attivo, orientato a costruire equilibri dinamici e durevoli e a tradurre la complessità in politiche integrate.
“Dove il mare diventa città” chiarisce questa impostazione: il mare non è margine o sfondo, ma struttura generativa della forma urbana, delle pratiche quotidiane, delle economie e delle politiche pubbliche, elemento che entra nella città e ne orienta le trasformazioni.

Questa risposta così partecipata non solo della struttura tecnica e di governo ma  di tutta la città è occasione  per mettere insieme idee e competenze della comunità e costruire un percorso che valorizzi il nostro mare come risorsa culturale, sociale ed economica. Non è finalizzato solo alla realizzazione di un progetto, ma soprattutto a creare un sistema coeso, identitario e riconoscibile di soggetti attivi sul territorio per valorizzare la città e le sue peculiarità. Aver coinvolto cittadini, associazioni e imprese significa creare un programma condiviso con ricadute reali sulla qualità della vita e sullo sviluppo sostenibile della città.  Il percorso contribuisce  alla definizione del dossier di candidatura, che rimarrà a disposizione del Comune come strumento di pianificazione strategica e programmazione delle politiche pubbliche in materia di mare, turismo, infrastrutture e ambiente con attività e iniziative attese già a partire dal 2026, indipendentemente dall’esito della selezione nazionale”.

 In tutto 13,5 milioni di investimenti, suddivisi tra strutturali e provenienti da altri soggetti, compreso il milione destinato al Comune vincitore del bando.

 I progetti sono stati presentati da enti e istituzioni pubbliche, associazioni, fondazioni, enti del terzo settore, imprese e operatori economici, istituzioni culturali, scientifiche e formative e soggetti operanti nei settori della cultura, dell’ambiente, del mare, del turismo, dell’innovazione e della blue economy.

 

“Il risultato è un calendario coerente e multidimensionale di 139 interventi, articolati in diverse tipologie di azione: riqualificazione di spazi e beni pubblici per nuove funzioni culturali e servizi legati al mare; attivazione di presìdi scientifici permanenti; iniziative di ricerca e divulgazione su ambiente, blue economy e innovazione; grandi eventi culturali e spettacolo dal vivo; pratiche sportive e outdoor; azioni turistiche ed enogastronomiche connesse alle filiere della pesca; salvaguardia e valorizzazione del patrimonio marittimo materiale e immateriale; pratiche di partecipazione e iniziative istituzionali di posizionamento. All’interno di questo quadro, 18 interventi riguardano opere infrastrutturali e l’attivazione di nuovi servizi a carattere permanente, contribuendo in modo significativo alla legacy del Programma oltre il 2026”.

L’impianto complessivo è organizzato secondo una struttura chiara e leggibile, fondata su due livelli complementari: da un lato gli Assi Strategici, articolati in otto dimensioni – Mare che Abita, Mare che Movimenta, Mare che Vive, Mare che Nutre, Mare che Respira, Mare che Crea, Mare che Sedimenta, Mare che Connette – che descrivono le principali funzioni che il mare svolge per Ancona; dall’altro gli Assi Posizionali Bussola, Bitta e Molo - che qualificano il ruolo e la profondità delle iniziative: la Bussola orienta visione, ricerca e posizionamento; la Bitta radica le azioni nelle comunità, nei saperi e nelle filiere locali; il Molo traduce la visione in infrastrutture, servizi e dispositivi permanenti.

Questa articolazione consente di leggere il Programma non come un elenco di attività, ma come un sistema integrato e coerente di obiettivi, strumenti e impatti, capace di incidere in modo visibile e duraturo sul rapporto tra città e mare.
Il Programma si fonda infine su alleanze multilivello: a scala regionale, con il coinvolgimento dei 22 Comuni costieri delle Marche; a scala nazionale; a scala macroregionale ed europea, con il ruolo di Ancona nell’Iniziativa Adriatico-Ionica.

 La comunità multi-istituzionale, produttiva e civica che sostiene la candidatura diventa così infrastruttura strategica essa stessa, garante della fattibilità, della sostenibilità e della durata degli effetti del progetto.

 
LE RAGIONI DELLA CANDIDATURA - LO SPIRITO DEL DOSSIER

Dalla sua fondazione nel IV secolo a.C., Ancona è insieme porto e città, capoluogo e frontiera, soglia e cerniera. È il punto in cui l’Italia guarda l’Adriatico e l’Adriatico guarda l’Europa. Le sue relazioni - politiche, commerciali, scientifiche, artistiche - con le sponde orientali del mare non sono episodiche, ma strutturali: reti di cooperazione, scambi di conoscenza, dialoghi che attraversano confini e costruiscono un Mediterraneo adriatico fatto di prossimità, responsabilità condivise, destini intrecciati. Ancona nasce dove il mare si piega due volte verso la città, e in quella curva trattiene secoli di arrivi, partenze, naufragi e ripartenze che hanno insegnato a una comunità intera a vivere sul bordo mobile tra terra e acqua. Un gomito proveniente da lontano che ha sempre saputo essere difesa e accoglienza.
Qui il mare non è mai stato un paesaggio da contemplare, ma un giudice esigente e un alleato fedele. Ha portato lavoro e ricchezza, ma anche fatica, migrazioni, mescolanza di lingue, fedi e destini, trasformando un porto in un laboratorio quotidiano di convivenza e allestimenti di storie, di produzione di pensiero e costruzione di identità dinamiche. 

È da questo patto antico – fragile e vigoroso – che nasce la visione che sostiene candidatura a Capitale Italiana del Mare 2026. Non è inseguire un titolo, ma assumersi fino in fondo la responsabilità di un mare che non si limita a bagnare la città: un mare che le dà forma, che la orienta, che la costringe a tenere insieme produzione e tutela, bellezza e slancio civico, memoria e innovazione, radici e rotte protese al mondo. 

Un mare che diventa città.

 Il patto di soglia
Al centro c’è l’idea di Ancona come città di soglia permanente: non una semplice «città di mare», ma un luogo che esiste perché abita il confine, lo attraversa, lo permea, lo sfida, lo governa. La soglia è geografica (tra Adriatico, Balcani, Mediterraneo e Appennino), storica (tra porto libero, città autonoma, nodo pontificio e piattaforma europea), umana (gli attraversamenti infiniti tra chi parte e chi arriva), ed è proprio in questa condizione liminare che la città trova il proprio nucleo archetipico.
Il mare diventa così l’elemento che obbliga continuamente Ancona a scegliere: chi vuole essere di fronte ai cambiamenti climatici, alle nuove migrazioni, alle trasformazioni dell’economia marittima.
Questo «patto di soglia» è la ragione profonda della candidatura: una città che ha imparato nei secoli a stare sul limite si offre oggi come laboratorio nazionale per imparare a governare i nuovi limiti del mare, che sono quelli ambientali, sociali, economici. Non celebra il mare come mera oleografia senza pensiero, ma si mette in gioco come luogo in cui si sperimentano regole, alleanze, forme di convivenza tra funzioni apparentemente inconciliabili: il porto industriale e il paesaggio naturale, la cantieristica avanzata e le grotte del Passetto, i traffici internazionali e il mare domestico di Palombina.

 

La città che si fa ponte
Dalle origini greche alla porta romana verso l’Oriente, dal porto franco alle relazioni strutturali con Spalato, Ragusa (in croato Dubrovnik), Kotor, Ancona si configura come archetipo della città-ponte, più mediatrice che dominante. In questo archetipo la forza non è nel controllo, ma nella capacità di tenere aperti i canali: scambi, rotte, dialoghi, cooperazioni, che oggi si ritrovano nella rete adriatico-ionica, nei progetti europei, nei gemellaggi.  La candidatura si fonda su questo: una città che non «possiede» banalmente il mare, ma lo condivide e lo usa per correlare territori e comunità.


Il porto come corpo vivente
Il porto non è un fondale di scenografia infrastrutturale, ma un organismo che cambia nel tempo: mercato, lazzaretto, approdo di pellegrini e missioni, poi corridoio logistico europeo, snodo di crociere e cantieristica ad alta complessità. L’archetipo è quello del «cuore esposto»: un interno vitale che però resta sempre all’aperto, attraversato da flussi e vulnerabile, dove lavoro, rischio, ricchezza e fragilità coesistono. Se c’è un luogo in Italia dove tutte le funzioni del mare convivono realmente – dal porto commerciale al mare urbano, dalla pesca alla ricerca scientifica – questo luogo è Ancona, e proprio questa convivenza concreta la legittima a proporsi come capitale.

I mari plurimi
Ancona è città degli «otto mari», e questa è una derivata archetipica potente: una sola città che ospita in sequenza continua il mare domestico dei litorali sabbiosi, il mare di frattura dell’area di frana e della Zipa, il mare della pesca, il mare della storia e della memoria, il mare industriale e dei grandi traffici, il mare verticale della falesia del Cardeto, il mare scavato dell grotte del Passetto, il mare selvaggio e protetto del Conero.

È la figura della «città-arcipelago»: non un unico fronte mare, ma una costellazione di paesaggi e pratiche che obbligano a politiche diverse, delicate, site-specific. La candidatura mostra che questo arcipelago diventa una scuola nazionale su come tenere insieme accesso, tutela, produzione, turismo, identità, senza necessariamente sacrificare l’uno all’altra.

 

Il meridiano adriatico

L’immagine del «Meridiano Adriatico» suggerisce Ancona anche come dispositivo di orientamento: come un meridiano geografico la città misura, connette, offre coordinate, disvela nuove ambizioni. In un Adriatico che torna centrale nelle rotte energetiche, nella mobilità, nella sicurezza e nelle politiche del mare, Ancona «assume posizione» e aiuta il Paese a farlo. La candidatura, in questa chiave, non chiede solo un riconoscimento, ma propone una funzione: fare da riferimento per paesi, amministrazioni, imprese, comunità che devono ripensare il loro rapporto con il mare.

 

All’interno di questi archetipi la ragione fondamentale della candidatura a Capitale del Mare 2026 si può formulare così: Ancona chiede di diventare Capitale Italiana del Mare perché è il luogo in cui il mare ha già imposto, per secoli, l’apprendimento della grammatica difficile delle coesistenze. 

Coesistenza tra economia blu e tutela della biodiversità, tra porto produttivo e waterfront pubblico, tra comunità storiche e nuove presenze, tra memoria religiosa e ricerca scientifica, tra attrattività turistica e sostenibilità dei luoghi, tra mare quotidiano e mare-sistema infrastrutturale europeo.

​Il 2026, in questa prospettiva, è l’occasione per rendere visibile, misurabile e replicabile questo sapere sedimentato, trasformandolo in metodo, programmi, infrastrutture leggere, alleanze internazionali. Ancona si offre  quindi come laboratorio in cui il mare smette di essere un confine e diventa infrastruttura di futuro condiviso. E in questo passaggio – da confine a infrastruttura – è il cuore emotivo e politico della candidatura.

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 22 gennaio 2026, 15:45

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