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richiamando la responsabilità condivisa delle istituzioni
“Dietro ogni abuso viene compromesso qualcosa di essenziale: il diritto di abitare la propria esistenza senza dover chiedere permesso alla paura”. È il messaggio che Simone Pizzi, Presidente del Consiglio comunale di Ancona, ha rivolto al XIV Convegno regionale “La violenza sui minori, sulle donne e sugli anziani: riconoscere, proteggere, intervenire. Nuove frontiere della violenza nell’era digitale e dell’intelligenza artificiale”, alla Mole Vanvitelliana. Portando il saluto del Sindaco Daniele Silvetti e del Consiglio comunale, Pizzi ha espresso la gratitudine della città per un appuntamento che riunisce professionisti della sanità, della giustizia e dei servizi, insieme alle istituzioni, per approfondire il riconoscimento degli abusi e i percorsi di protezione delle vittime.
Un ringraziamento particolare è stato rivolto alla dottoressa Loredana Buscemi, responsabile della direzione scientifica, per un impegno ormai consolidato: «Nel suo lavoro riconosciamo il rigore della studiosa e quella sensibilità che impedisce al sapere di diventare distante dalla vita. Far dialogare, negli anni, professioni e istituzioni su un tema tanto complesso significa dare alla conoscenza una destinazione profondamente civile: la tutela della persona».
Il presidente Pizzi ha ringraziato anche il presidente del convegno il professor Francesco Paolo Busardo «per il grande lavoro che l’Istituto di Medicina legale da lui diretto sta facendo tutela della comunità».
Al centro dell’intervento, la capacità di riconoscere anche le forme meno evidenti della violenza. «Talvolta affiora nell’esitazione di un bambino, nella libertà progressivamente sottratta a una donna, nel silenzio di un anziano che teme di essere un peso», ha osservato Pizzi, sottolineando quanto siano necessari uno sguardo attento e un ascolto capace di cogliere ciò che non riesce ancora a diventare racconto o denuncia.
Le nuove forme di abuso nell’ambiente digitale rendono questa responsabilità ancora più esigente: dalla falsificazione delle immagini alla violazione dell’intimità, fino alla trasformazione della relazione in sorveglianza. Per il Presidente, “riconoscere, proteggere, intervenire” deve tradursi in una collaborazione concreta e continuativa: «Quando una persona trova il coraggio di affidare ad altri la propria vulnerabilità, quella fiducia merita una risposta concorde, capace di accompagnarla lungo tutto il percorso di tutela».
Le nuove forme di abuso nell’ambiente digitale rendono questa responsabilità ancora più esigente: dalla falsificazione delle immagini alla violazione dell’intimità, fino alla trasformazione della relazione in sorveglianza. Per il Presidente, “riconoscere, proteggere, intervenire” deve tradursi in una collaborazione concreta e continuativa: «Quando una persona trova il coraggio di affidare ad altri la propria vulnerabilità, quella fiducia merita una risposta concorde, capace di accompagnarla lungo tutto il percorso di tutela».
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Ultimo aggiornamento: 6 ottobre 2026, 16:31