Cos'è
Venerdì 13 febbraio ore 16:00 al Museo Omero, si terrà la presentazione del libro "Ancona – Capodemonte, ’n po’ de tuto. Cume stavami nej ani 1950-60 e… cume stamo adè".
DESCRIZIONE
Il Museo Omero ospita la presentazione del libro di Iridio Mazzucchelli "Ancona – Capodemonte, ’n po’ de tuto. Cume stavami nej ani 1950-60 e… cume stamo adè", edito da Affinità Elettive Edizioni.
L’evento è realizzato in collaborazione con Simona Rossi della Libreria Fogola di Ancona.
L’incontro si aprirà con un viaggio nell’Ancona degli anni della ricostruzione: i quartieri come cuore pulsante della città, i luoghi di incontro, le relazioni e la vita quotidiana che rinascono tra sacrifici, solidarietà e speranza.
Si tratta di un racconto corale fatto di storie, volti e appartenenza, per capire com’eravamo e riconoscere chi siamo oggi.
A seguire si ripercorrerà la storia della staffetta podistico-remiera dello storico Palio di Ancona, una delle espressioni più autentiche della memoria civica anconetana, che vedeva coinvolti i ragazzi dei rioni.
Nel 1950 viene corsa per la prima volta la staffetta podistico-remiera, con i rappresentanti dei sette rioni storici di Ancona a contendersi l’ambita statuetta di Stamira.
Il Porto, gli Archi, San Pietro, il Piano San Lazzaro, la Palombella, l'Adriatico e Capodimonte si sfidano in sette frazioni che transitano in ciascun quartiere, con partenza dal Mandracchio e arrivo alla spiaggia della Salute di Palombella.
Qui l’ultima frazione era percorsa con barche a remi, per poi giungere all’arrivo finale alla Rotonda della Fiera della Pesca.
La madrina del rione vincitore riceveva dal timoniere il testimone, una fiaccola accesa, e ne rinnovava il gesto simbolico dell’eroina dorica Stamira, incendiando la riproduzione della torre d’assedio di Cristiano di Magonza e dando così inizio ai fuochi d’artificio.
Si trattava di una tradizione, quella del Palio di Ancona, durata quasi mezzo secolo, seppur con alcune pause, che ha visto mutare negli anni la formula ma non la sostanza.
I rioni sono poi diventati Circoscrizioni, mantenendo però intatto il campanilismo e la voglia di socializzare tra i vari quartieri.
Ci saranno gli saluti istituzionali e poi gli interventi storici e culturali di:
- Iridio Mazzucchelli – autore del volume;
- Annalisa Trasatti – coordinatrice dei Servizi del Museo Tattile Statale Omero;
- Franco Lorenzini – scrittore e appassionato di storia locale
In questo secondo volume, il soggetto principale è ancora una volta il quartiere di Capodimonte e la sua gente.
Dal titolo emerge la profonda trasformazione avvenuta nel territorio a seguito della ricostruzione post-sisma del 1972.
Si avverte forte l’amore e il senso di appartenenza, ma soprattutto la nostalgia di quel lontano decennio che coincide con gli anni della giovinezza dell’autore.
Il volume mette a confronto quel periodo con la situazione attuale, e risulta evidente come la ricostruzione abbia migliorato notevolmente l’aspetto igienico-sanitario del quartiere, pur lasciandone intatta l’antica forma architettonica.
Tuttavia, il trasferimento dei vecchi abitanti, l’arrivo di nuove famiglie e la perdita di numerosi centri di aggregazione, un tempo luoghi fondamentali di incontro, hanno fatto venir meno quel calore umano e quel senso di appartenenza che ancora oggi legano Capodimonte alle vecchie famiglie trasferite.
La prefazione è di Giancarlo Trapanese, mentre la postfazione è di Pamela Galeazzi.
INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI
L'ingresso è libero fino ad esaurimento posti.
A chi è rivolto
L'evento è aperto a tutta la cittadinanza
Date e orari
13 feb
13
feb
Costo
L'ingresso è libero fino ad esaurimento posti
Luogo
Punti di contatto
Ultimo aggiornamento: 6 febbraio 2026, 10:34